Il distanziamento sociale e i bambini

“Le cose che si sentono anche se sei lontano. Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli areoplani. Gli altoparlanti dei venditori di frutta. I tuoni. Le persone che ti mancano” (F. Carmagna).

L’accezione matematica del termine distanza ha il significato della misura della “lontananza” tra due punti di un insieme; è così che si sentono i nostri bambini nel distanziamento sociale: lontani pur stando insieme.

Tutti gli studi pedagogici più accreditati come quelli di Piaget, di Vygotskij, di Bruner e di tanti altri riconoscono al contesto sociale una grande importanza perchè i bambini e i ragazzi possano svliuppare tutte le loro pontenzialità  e crescere sani. Oggi invece essere bambini vuol dire vivere in un contesto di distanziamento sociale.

Molti genitori preoccupati si chiedono come stanno vivendo i bambini questo periodo e quali conseguenze porterà tutto questo.

E’ certo che i nostri figli stanno sperimentando delle situazioni che non abbiamo mai provato nella nostra infanzia.

In particolar modo andare a scuola vuol dire rispettare regole e protocolli che non sono proprio a misura di bambino.

Gli stessi alunni che a scuola sono invitati a stare nel proprio banco singolo, a sanificiare le mani e a stare ad un metro di distanza da insegnanti e compagani, si incontrano al parco e giocano insieme come sempre. Tanto che a volte viene da chiedersi: qual’è il senso di tutto questo?

Mio figlio da quando è tornato a scuola prima di addormentarsi mi chiede se prenderà il virus” mi racconta una mamma. Questo bambino sta assorbendo energia e ansie dal suo ambiente. Tutti noi possiamo sentirci minacciati nella nostra salute e per quella dei  nostri cari. Per amore dei nostri bambini però occorrerebbe che per primi noi adulti riuscissimo a trovare un equilibro tra lasciar andare le nostre ansie e cercare dentro di noi la pace interiore, quella pace e lucidità che ci fa vivere con consapevolezza e con responsabilità, ma senza angoscia.

La mamma in questione con estrema dolcezza  accarezza il suo bambino e comprende che ha bisogno di sicurezza. La sicurezza nel poter esprimere la sua infanzia nel gioco, nel contatto, nella naturalezza.

Un naturalezza che oggi a molti bambini viene chiesto di rinunciare. Quali conseguenze avranno i bambini da tutto questo? In realtà nessuno sa rispondere a questa domanda ma Il disegno di Davide quinta elementare parla più di mille parole.

Il disegno rappresenta due bambini che mantengono la distanza. La bocca di un bambino ha gli angoli all’ingiù, l’altro bambino ha una specie di seghettatura al posto delle labbra: sembra non possa parlare. Si vede nello sfondo una sagoma cancellata di un bambino che aveva precedentemente disegnato più vicino, la sua mano toccava quella del compagno, poi deve aver osservato che erano troppo vicini, così l’ha cancellato e ridisegnato più distante  e ha aggiunto la scritta un metro. Ora i due bambini non si toccano, hanno le braccia spalancate, immobili con un’espressione angosciata.

Questo disegno è abbastanza chiaro nell’emozione che il bambino sta vivendo, ma oltre all’espressione facciale possiamo scoprire anche altri particolari. Le gambe rappresentano la sicurezza e la tenuta, in questo caso sono un pò corte e rappresentano il desiderio di sentirsi protetto. I piedi invece rappresentano la stabilità. In questo disegno mancano e quindi indicano il timore di non essere al sicuro. Infine le braccia sono gli elementi principali della comunicazione poichè permetto il rapporto con il mondo. Quì sono spalancate nella ricerca di ricevere.

Ecco cosa possiamo fare per loro: osservarli, ascoltarli nelle loro parole, nei loro gesti, nei loro disegni e accogliere i loro bisogni. La mamma non si sbaglia, quello di cui ha bisogno il suo bambino è di sicurezza nei rapporti umani, negli abbracci e nel poter vivere con più naturalezza. Oggi più che mai in una società che fa richieste che sono contrarie alla spontaneità dei bambini e che rispondono sempre più ad approcci mendicalizzanti dei rapporti umani,  siamo chiamati noi genitori a proteggere i nostri figli da tutto questo e ad essere ancora più accoglienti mostrando affetto, disponibilità e attenzione per relazioni familiari sane ed empatiche.

Giuditta Mastrototaro

Per approfondire:

Evi Crotti, Alberto Magni. Come interpretare gli scarabocchi dei bambini. Red Edizioni. Como 1996.

Donald Winnicott. Colloqui terapeutici con i bambini: interpretazione di 300 scarabocchi!. Armando Editore. Roma 2005.

Giuditta Mastrototaro. Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. Steetlib. Milano 2015.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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