L’adolescenza è una tappa educativa non è un problema o una malattia

In questo tempo in cui si cercano soluzioni e non problemi. Essere genitori di un adolescente sembra sempre più un problema da risolvere. Questo accade perché come genitori ci troviamo spesso spiazzati dal questo cambiamento evolutivo ed educativo. Ci eravamo abituati a sentirci dire che il bambino si comportava in un certo modo perché aveva bisogno di attenzioni e ora i ragazzi sembrano allergici proprio alle attenzioni di genitori, educatori e insegnanti.  Eh si! L’adolescente passa gran parte del suo tempo con gli amici e con se stesso e non più a cercare i suoi genitori, anzi se entri nella sua vita un po’ di più, puoi rischiare di sentirti dire : “tanto tu non capisci niente!”, “Mi stai rompendo!” “Uffa che sbatti”.

Secondo lo studio Iard del 2018 (l’istituto di ricerca sulla condizione e le politiche giovanili) gli adolescenti sono consapevoli dei pregiudizi di genere 81%, temono di non trovare lavoro 61.6% e utilizzano spessissimo i social network e in particolare instagram 91% e whatsapp 98.9%. Molti non fanno sport perché dicono di non avere tempo 64,4%. Affermano che parlare di sesso con i genitori è difficile 73.8%. Considerano molto stressante frequentare la scuola e studiare 81,8%.

Lo psichiatra Vittorio Andreoli nel suo intervento all’interno del seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla fondazione Exodus di don Mazzi il 21/01/20 afferma che:”In alcuni adolescenti la bellezza è diventata un trauma. Se non sei bello sei da buttare… Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono”. Un adolescente è spesso preoccupato del proprio aspetto, dell’andamento scolastico e dell’essere accettato dagli amici per lui questi sono problemi rilevanti che lo assorbono completamente.

Il cervello e il corpo di un adolescente sono in trasformazione e ciò spiega in parte perché provano così intensamente le emozioni come: la rabbia, la tristezza, la gioia, la frustrazione e il disgusto. Ad esempio un conflitto con un insegnante, uno scontro con un amico o un test andato male per l’adolescente è come fosse arrivata la fine del mondo.  Gli adolescenti devono affrontare molte sfide: scolastiche, relazionali e impulsi verso la conoscenza più intima con il proprio corpo e quello dell’altro.  Spesso vedono le cose che gli accadono come tutte bianche o tutte nere.

Quando i genitori degli adolescenti arrivano a una consulenza pedagogica è generalmente l’approdo all’ultima spiaggia perché purtroppo in Italia la figura del Pedagogista è poco riconosciuta e mi trovo spesso a parlare con genitori che sono stati dal medico, dallo psicologo, hanno fatto ogni genere di corso  e magari hanno mandato il ragazzo in psicoterapia. Vittorio Andreoli invece spiega che in adolescenza, servono più genitori e meno psichiatri proprio perché l’adolescenza non è una malattia, la presenza di un genitore che riesce a relazionarsi con il proprio figlio è la figura migliore su cui un figlio può sempre contare.

Gli educatori e i genitori possono sentirsi alle volte impotenti senza accorgersi che questi figli con cui siamo alle prese, sono un modo che la vita ci ha dato per riflettere su noi stessi ed imparare ad essere in relazione,  senza fuggirla o delegandola ad altri, ma restando in un rapporto dialogico fatto di integrità tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. I nostri figli ci stimolano a interrogarci sulla nostra vita e sui valori delle nostre scelte.  Tutto questo ci costringe a mettere in discussione alcune nostre certezze. Siamo disposti a sentirci messi in discussione? Siamo capaci di resistere alle tempeste emotive dei nostri figli senza che divengano anche le nostre?

L’articolo continua la prossima settimana.

Giuditta Mastrototaro

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