Una mamma scrive: sono preoccupata per le paure di mia figlia.

In questo periodo sto riflettendo molto per cercare di interpretare gli atteggiamenti di mia figlia che come al solito mi mettono in difficoltà e in discussione. Ogni volta penso che le cose vadano meglio, invece poi tutto sembra ricominciare. Mia figlia è in seconda elementare ha sette anni. In questi mesi è passata dall’aver ancora bisogno di me per esempio per addormentarsi a pian piano addormentarsi nel suo letto serenamente.

La cosa che mi preoccupa è che mia figlia cerca di evitare di fare molte attività anche divertenti come giocare a giochi con le regole, come quelli delle carte o quello dell’oca. Lei fa l’aiutante di chi gestisce il gioco e non solo a casa ma glielo visto fare: alle feste di compleanno dei suoi amici e a scuola.  Ad esempio a scuola non vuole cantare. Lei non muove neanche le labbra poi viene a casa e sa tutte le canzoni. A volte si rifiuta di partecipare alle lezioni. Tutti i bambini della scuola sono invitati a fare una recita di Natale ma lei non vuole farla. Alcune volte rimane in disparte anche di fronte ad attività che facciamo con tutta la famiglia. A me dispiace tantissimo non condividere questi momenti anche belli con lei. Come posso trasmetterle il messaggio stai tranquilla va tutto bene. Si possono provare delle emozioni belle o brutte. Questa è la vita. E’ il bello della vita. Come posso aiutarla a stare di fronte a queste cose che non vuole fare e a superarle?

Una mamma

Cara mamma,

Intanto ti ringrazio per aver condiviso i tuoi dubbi e le tue riflessioni in merito a questo tema. Nella tua lettera sento che riconosci i passi verso l’autonomia che tua figlia sta compiendo come l’addormentarsi serenamente da sola e allo stesso tempo esprimi preoccupazione rigurdo ad autonomie che non ha ancora raggiunto, con gli stessi tempi dei suoi compagni. Sembra che per tua figlia in questo momento sia più funzionale guardare gli altri fare esperienza, piuttosto che farla lei stessa.

Vorrei sgombrare il campo dall’idea che i bambini si rifiutino di fare qualcosa perché vogliono farci un dispetto o perché sono scontrosi. In realtà, se potessero fare diversamente, lo farebbero e credo che tu questo lo sappia. La tua bambina probabilmente sta cercando di proteggersi restando a guardare quello che fanno gli altri perché desidera sentirsi sicura, prima di affrontare qualche cosa di nuovo.

In ogni modo, quando un periodo di rifiuto si protrae a lungo, questo ci dice che forse il bambino/a si sente in  difficoltà nella gestione delle emozioni. Per questa ragione di fronte a stimoli esterni come invitarla a cantare, a recitare o a svolgere delle attività può provare una reazione timorosa. Quando la paura si ingigantisce diventa ansia.  L’ansia spesso ci impedisce di entrare appieno nelle situazioni per innumerevoli ragioni: di non essere all’altezza, di deludere, di commettere errori, di perdere la stima di sé,  di disgregarsi, di essere inghiottita dagli eventi e non riuscire ad uscirne. Se riuscissimo per un momento a vedere le cose dal punto di vista della paura, a chi verrebbe voglia di provare qualcosa di nuovo se fa così tanta paura? Anche a noi adulti succede. Pensiamo ad esempio a chi ha paura di salire sull’aereo. Cosa fa? Non ci va in aereo, se può.

Nell’ascoltarti cara mamma c’è anche un’altra parte da tenere in considerazione e quella parte sei tu, ossia di come ti senti tu di fronte a questa situazione. Da quello che scrivi a me sembra che tu ti senta preoccupata,  hai forse paura che il bisogno di proteggersi di tua figlia, le impedisca di vivere la sua vita appieno, che rinunci anche alle esperienze che potrebbero rivelarsi interessanti o piacevoli. Quando qualche comportamento dei nostri figli ci destabilizza la prima domanda da porsi è: perché? Perché sono così tanto preoccupata? Come il comportamento di mia figlia ha un’assonanza o una dissonanza con la mia storia? Nella mia vita queste emozioni come l’ansia e la paura sono presenti? Con quali intensità?

A volte può succedere che in famiglia ci sia qualcun altro che abbia una grande quantità d’ansia, che può esprimersi con domande apparentemente banali: “Stai attenta!” “Sei sicura di stare bene?”ma che immettono nella relazione ansia. L’ansia è un’emozione contagiosa. Altre volte i bambini ne traggono l’esempio semplicemente da come gli adulti affrontano la loro vita.

Alla luce di queste considerazioni, provo comunque a darti qualche suggerimento su come puoi essere d’aiuto a tua figlia:

  • Usa un Paur-O-Metro. Lawrence J. Cohen nel suo libro Le paure segrete del bambino racconta che una madre aveva inventato una specie di termometro delle emozioni che utilizzava con il suo bambino perché potesse esprimere il suo grado di paura.
  • Spiega di meno ed empatizza di più. Se tua figlia è in preda all’ansia, spiegare perché è importante che faccia quella cosa non serve, è meglio restare in connessione con i suoi sentimenti attraverso il contatto fisico: tenerla per mano, abbracciarla, accarezzarla, farle un massaggio o se non gradisce, semplicemente resta amorevole e calma.
  • Gioca con tua figlia alla paura. Per superare la paura occorre aiutare tua figlia a scoprire che ha sufficienti risorse interne per affrontarla. Potresti utilizzare:

Visualizzazioni. Chiedi a tua figlia di immaginare di essere un albero e tu sei il vento delle paure e provi a spingerla un pochino e lei potrebbe perdere l’equilibrio. Ora chiedile di pensare che lei sia un albero con radici profonde e molto forti, riprova a spingerla e scoprirete che ora resterà più salda. In base ai pensieri che abbiamo su noi stessi, reagiamo diversamente.

Role-playing. Inverti le situazioni, tu sei la bambina che non vuole fare le cose e ha paura e lei prova a convincerti. Questi giochi aiutano i bambini a gestire le loro preoccupazioni, permettendogli di assumere una posizione di potere. Osserva cosa fa con te e poi lascia che le ti convinca a superare la cosa di cui hai paura.

Giochi di movimento. Prepara in una stanza dei cuscini per terra, delle corde o stoffe, degli ostacoli da superare e poi chiedi a tua figlia di immaginare di essere in una foresta e di superare tutti gli ostacoli che incontra nel suo cammino: saltando sui sassi piani (cuscini) di un piccolo ruscello, nuotando in un fiume controcorrente e aggrappandosi a tratti a delle corde, rincorrendo un coniglio che le ha preso un fazzoletto, volando come un’aquila, volteggiano su tutto il panorama per scoprire che non è poi così tanto male guardare tutto da una certa distanza.

La lotta. Di solito i papà sono particolarmente creativi in questo gioco. Il contatto fisico, l’uso del proprio corpo per respingere e avvicinare l’altro, sono modi di prendere le misure con gli spazi relazionali. Giocare, cadere, rialzarsi e ridere sono esperienze che allegeriscono.  L’importante è che alla fine lei dopo aver duramente lottato torni vittoriosa da questa lotta.

Disegna la paura. Il disegno, le attività artistiche sono un altro mezzo di espressione delle proprie paure, per farle uscire da se, per ridimensionarle, per colorarle, per appallottolarle e poi lasciarle andare.

Sono sicura che insieme a tua figlia troverai molti modi creativi di affrontare la paura e sarebbe bello se potessi condividere quanto ha funzionato per voi. Questo potrebbe essere utile anche ad altri genitori.

In conclusione vorrei ritornare su due punti. Il primo è come sempre che i nostri figli ci insegnano un sacco di cose su noi stessi e non possiamo gestire le loro emozioni se non riusciamo a gestire le nostre.  Il secondo punto è che come genitori non possiamo lasciare soli i nostri figli sopraffatti dalla paura o che cercano di evitarla. Possiamo però restare sul margine della paura, ossia restare in sua compagnia, senza reagire ad essa. Dedicandole del tempo per rendere consapevoli i pensieri che ci sono dietro le paure. Possiamo empatizzare con i sentimenti e cercare di capire come si esprimono attraverso il corpo: lo agitano? lo immobilizzano? oppure lo deviano su altri comportamenti?

La cosa più importante che possiamo fare è essere una presenza calma, empatica e rassicurante e confidare nelle loro risorse. Tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno che crede nelle nostre competenze. La fiducia che riponiamo nei nostri figli darà a loro il coraggio di sbattere forti le ali, per lasciare il bozzolo e volare via, com’è accaduto per noi e come da sempre accade nella vita da generazioni in generazioni.

Giuditta Mastrototaro

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