L’interiorizzazione delle regole non avviene attraverso la paura o l’imposizione, ma attraverso un processo graduale basato sull’empatia, il rispetto reciproco e la cooperazione. I bambini imparano a distinguere il bene dal male non perché temono le punizioni, ma perché sviluppano una sensibilità verso gli altri e interiorizzano valori attraverso relazioni significative con i genitori e gli educatori.
Questa guida esplora il percorso evolutivo che porta i bambini a fare proprie le regole, dai primi riconoscimenti emotivi da neonati fino all’adolescenza, offrendo strumenti concreti per genitori ed educatori.
L’Autrice
A cura di Giuditta Mastrototaro, Pedagogista con esperienza nell’accompagnamento educativo di genitori, bambini e ragazzi. Il suo approccio si basa sulla pedagogia dell’empatia e sul sostegno allo sviluppo emotivo e relazionale.
Che cos’è l’interiorizzazione delle regole?
Spesso, come genitori, ci interroghiamo su come aiutare i nostri figli a interiorizzare le regole. Vorremmo per loro un futuro nel quale sappiano orientarsi nel distinguere il “bene” dal “male”.
L’interiorizzazione delle regole è il processo attraverso cui il bambino fa proprie le norme e i valori che gli vengono proposti, trasformandoli in principi guida interiorizzati che lo accompagneranno per tutta la vita.
Già Freud parlava di Super-Io, ossia della competenza che il bambino gradualmente acquisisce nell’interiorizzare i divieti genitoriali.
Fu però Piaget a descrivere questo processo come sviluppo morale del bambino, nel quale il bambino è in grado di aderire alle regole.
Principio fondamentale: Questo processo assumerà caratteristiche più mature man mano che la regola viene interiorizzata non per paura dell’adulto, ma basandosi sul rispetto reciproco e la cooperazione (Shaffer, 1998).
Le emozioni primarie nei bambini
Gli studi di Piaget dello sviluppo morale nel bambino furono ampliati da Kohlberg, che affianca allo sviluppo morale la dimensione emotiva.
Già da neonati, i bambini riconoscono le emozioni dal viso dell’adulto che si prende cura di loro: è una competenza innata. Le emozioni vengono processate dall’emisfero destro, la parte del cervello deputata a:
– Creatività
– Intuizione
– Elaborazione della sfera visiva e spaziale
– Percezione delle emozioni.
Le emozioni primarie presenti nei bambini fin da piccolissimi sono (Ekman, 1972):
– Tristezza: reazione a perdite o frustrazioni
– Felicità: espressione di benessere e soddisfazione
– Sorpresa: reazione a stimoli inaspettati
– Rabbia: risposta a ostacoli o limitazioni
– Paura: allarme di fronte al pericolo
– Disgusto: rifiuto di stimoli sgradevoli.
Come riconoscono i bambini le emozioni degli altri?
Nell’età prescolare, i bambini comprendono gli effetti delle loro azioni dalle reazioni che esse generano nelle altre persone.
In questa fase, i bambini sono molto attenti alle espressioni facciali e ai gesti sia dei bambini che degli adulti, più che alle parole.
Suggerimento pratico: Se vuoi insegnare una regola a un bambino in età prescolare, mostra con il tuo corpo e il tuo volto cosa intendi. Le parole da sole non bastano.
Che cos’è l’empatia e perché è importante?
Parlare di emozioni ci porta all’empatia.
I gesti altruistici o prosociali sono legati alle emozioni che generano in noi e negli altri e sono alla base dell’empatia. “La sensibilità di aver a cuore quello che succede alle altre persone, che ci impedisce di danneggiarle” (Hoffman, 2000).
Sebbene l’empatia sia innata, il comportamento altruistico è influenzato da:
– Temperamento del bambino
– Esempi genitoriali
– Esperienze sociali
Quali sono i livelli di ragionamento prosociale?
Secondo la teoria evolutiva di Nancy Eisenberg (2006), il ragionamento prosociale si sviluppa attraverso cinque livelli:
Livello 1 – Orientamento edonistico e autocentrato
La motivazione ad aiutare è legata al proprio interesse o alle conseguenze per sé stessi (es. evitare una punizione, ottenere una ricompensa). Questo orientamento diminuisce costantemente dalla prima infanzia.
Livello 2 – Orientamento basato sui bisogni
C’è una preoccupazione per i bisogni fisici e psicologici dell’altro, anche in conflitto con i propri. Aumenta fino alla prima adolescenza, per poi diminuire.
Livello 3 – Orientamento all’approvazione e/o stereotipato
Il ragionamento si basa su stereotipi (es. “chi è buono va aiutato”) o sul desiderio di ottenere approvazione e accettazione sociale. Aumenta fino alla media fanciullezza e alla prima adolescenza, poi declina.
Livello 4 – Orientamento empatico auto-riflessivo
Compare una chiara assunzione di prospettiva e una preoccupazione empatica per l’altro. Si inizia a riflettere su come le proprie azioni influenzino i propri sentimenti (es. senso di colpa). Aumenta con l’età, comparendo in tarda fanciullezza.
Livello 5 – Orientamento internalizzato
Il ragionamento fa appello a valori, norme, doveri e diritti interiorizzati. Si fa riferimento a principi astratti come il senso del dovere, il rispetto dei diritti umani e la responsabilità sociale. Aumenta in adolescenza e nella prima età adulta.
Nota importante: A differenza dei modelli stadiali rigidi di Kohlberg, Eisenberg considera questi livelli come una sequenza evolutiva di tipo additivo, dove le diverse modalità di ragionamento possono coesistere e le loro frequenze d’uso cambiano con l’età. Non si tratta di stadi che si sostituiscono, ma di orientamenti che emergono e declinano in importanza nel corso dello sviluppo.
Qual è il ruolo del legame di attaccamento?
Nella teoria dell’attaccamento di John Bowlby (1979), il bambino coopera con le richieste genitoriali poiché i valori morali genitoriali sono fatti propri grazie al sostegno che il bambino riceve dai genitori nel gestire le emozioni, fino a sviluppare l’autoregolazione emotiva.
Come sviluppare l’autoregolazione emotiva
Per imparare questa importante competenza, è importante che il genitore o l’educatore:
– Susciti il dispiacere empatico nel bambino
– Richiami l’attenzione sulle conseguenze osservabili del suo comportamento sull’altro
– Suggerisca azioni di riparazione.
Dato importante: In età prescolare, questo tipo di interventi educativi dovrebbero essere molto frequenti: circa il 40-50% delle interazioni.
Quali competenze devono sviluppare i genitori?
Per aiutare i nostri figli a sviluppare comportamenti empatici, competenze sociali e autoregolazione emotiva, occorre che anche i genitori sviluppino abilità cognitive, emotive e relazionali.
Bornstein (1995) suggerisce ai genitori di sviluppare queste competenze:
– Accoglimento e comprensione dei bisogni primari dei figli (fisici ed emotivi)
– Cura nell’organizzare l’ambiente e le attività del bambino
– Uno stile genitoriale equilibrato.
Quali sono i tre stili genitoriali e come influenzano i figli?
Stile Autoritario
Caratteristiche:
– Regole che non possono essere messe in discussione
– Genitore freddo, raramente affettuoso
– Rigida disciplina
– Raramente chiede l’opinione del bambino
Conseguenze sul figlio:
– Non sviluppa sufficiente competenza sociale
– Si rivolge agli altri con atteggiamenti impulsivi e impositivi
– Non mostra iniziativa
– È obbediente per paura delle punizioni.
Stile Permissivo
Caratteristiche:
– Poche richieste ai figli
– Non pongono limiti
– Lasciano il bambino libero di fare come vuole
– Faticano a dire “no”.
Conseguenze sul figlio:
– Manca una guida
– Non sviluppa capacità di autoregolarsi.
Stile Autorevole (Il più efficace)
Caratteristiche:
– Guidano i figli con amore attraverso osservazione, ascolto e cura della relazione
– Incoraggiano la comunicazione
– Pongono richieste adeguate all’età
– Non usano punizioni per correggere
– Hanno fiducia nelle qualità e potenzialità dei figli
– Accettano limiti e difficoltà.
Conseguenze sul figlio:
– Si sente ascoltato e accettato
– Sviluppa fiducia in sé e competenze sociali
– È capace di autoregolarsi
– Si rapporta agli altri con fiducia.
Principio fondamentale: Uno stile genitoriale autorevole favorisce lo sviluppo di competenze sociali, autoregolazione e comportamenti empatici.
Qual è il ruolo della “Base Sicura” nell’interiorizzazione delle regole?
Per aiutare i nostri figli a rispettare le regole, occorre che essi abbiano sperimentato, fin dalla tenera età (ma non è mai troppo tardi), almeno un genitore accessibile, fisicamente ed emotivamente empatico, che gli trasmetta una base sicura (Bowlby).
Grazie a questa fiducia in se stesso e negli adulti, il bambino potrà:
– Percepire e valutare i segnali di pericolo e di disagio
– Saper rispondere a tali bisogni in maniera amorevole e adeguata.
I Benefici di una base sicura
– Comportamento: protegge da condotte aggressive
– Adattamento sociale: maggior adattamento alle regole sociali
– Rendimento scolastico: migliore prestazione scolastica
– Relazioni: maggiori comportamenti altruistici ed empatici.
Conclusione
L’interiorizzazione delle regole non è un processo di addestramento, ma un percorso di crescita che si realizza attraverso relazioni empatiche e autentiche. I bambini imparano a distinguere il bene dal male non perché temono le punizioni, ma perché sviluppano una sensibilità verso gli altri e interiorizzano valori attraverso il legame con figure significative.
La pedagogia basata sull’empatia offre strumenti per:
– Accompagnare i bambini nello sviluppo morale
– Sostenere i genitori nell’educazione
– Creare un ambiente familiare e educativo che favorisca l’interiorizzazione delle regole.
Giuditta Mastrototaro
Riferimenti Bibliografici per Approfondire
Bornstein M.H. (1995). Handbook of Parenting. Lawrence Erlbaum Associates.
Bowlby J. (1979). Costruzione e rottura dei legami affettivi. Cortina.
Eisenberg N. (2006). Prosocial Development. In Handbook of Child Psychology.
Ekman P. (1972). Emotions in the Human Face. Pergamon Press.
Freud S. (1923). L’Io e l’Es.
Hoffman M.L. (2000). Empathy and Moral Development. Cambridge University Press.
Kohlberg L. (1981). Essays on Moral Development.
Piaget J. (1932). Il giudizio morale nel bambino. Giunti.
Shaffer D.R. (1998). Psicologia dello sviluppo. Piccin.

