Diventare genitori di un bambino con una qualche forma di difficoltà fisica o psichica è un evento doloroso. Un figlio è l’investimento di così tante aspettative, così tanti sogni e sentimenti che di fronte all’annuncio di una qualche forma di disabilità sembra che ci sia“crollato il mondo addosso “. Dopo un primo periodo d’incredulità e disorientamento vi sarà una fase di sconforto e dolore, fino a ritrovare la forza della resilienza.
Le domande dei genitori
Spesso ci si chiede quali siano i dottori e le terapie migliori. Ogni genitore cerca il meglio per il proprio figlio. In realtà l’avventura più grande che andiamo a sviluppare con i bambini con bisogni educativi speciali è l’intelligenza emotiva. Ciò di cui hanno bisogno genitori e bambini è comprendere quello che stanno vivendo e dare un significato alle proprie emozioni. Vuol dire aver bisogno di qualcuno che sappia facilitare l’espressione dei loro vissuti.
Quando a fianco di un bambino non vi è un genitore capace di ascolto e di distinguere le sue emozioni da quelle del figlio, il bambino si ritrova a ingoiare i propri sentimenti perché sa che gli adulti non sono in grado di reggere anche il suo dolore e prova un grande senso di solitudine.
Lavorare su se stessi
Ogni genitore è chiamato a lavorare su se stesso, per non negare le proprie difficoltà o quelle del figlio. Ci vuole un bel grado di gentilezza amorevole, per riuscire non solo a essere consapevoli delle difficoltà ma ad accoglierle con empatia.
I vissuti emotivi legati alla disabilità possono essere molto spesso di: confusione, paura, vergogna, frustrazione, impotenza, umiliazione e rabbia.
Ogni genitore ha bisogno di essere ascoltato perché è lui il miglior esperto di suo figlio e perché lui stesso vive gli stessi stati emotivi del suo bambino, cui si aggiunge spesso il senso di colpa.
Quando un genitore scopre la disabilità del proprio figlio, vive un vero processo di lutto per tutte le aspettative, le speranze e i sogni che aveva sul quel figlio. Questo processo ha bisogno di essere rielaborato perché in base a come viene vissuto questo evento, il futuro può essere visto come uno sviluppo tragico o un processo di crescita.
La famiglia ha bisogno di un sostegno pedagogico
La famiglia diviene allora il primo contesto da sostenere e non solo dal punto di vista psicologico ma soprattutto pedagogico.
Creare uno spazio di confronto con altri genitori facilitati da una Pedagogista, potrebbe aiutare i genitori a riflettere sui significati che ogni genitore da, a questa esperienza e può diventare uno spazio dove condividere le sfide educative che si stanno affrontando in un clima di supporto e incoraggiamento reciproco. La modalità con cui i genitori vivono le difficoltà del figlio è molto importante nel modo in cui vivrà il figlio la sua disabilità.
Giuseppe Pontiggia, nel suo romanzo “Nati due volte”, a proposito dei genitori di bambini con disabilità, scrive:
“Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per i genitori sarà una rinascita”.
Nascere due volte vuol dire che non bisogna focalizzarsi solo sugli aspetti fisici, medici e su ciò che non va, ma risulta molto prezioso individuare le caratteristiche uniche e le qualità arricchenti di cui questi bambini sono portatori.
L’ambiente in cui è immerso il bambino può essere facilitante o ostacolante.
Le barriere che occorre superare sono legate in primo luogo all’accettazione e all’accoglienza di questa nuova vita per consentire al bambino/a di dare quel contributo che solo lui/lei possono offrire al mondo.
Nei contesti educativi, a scuola l’inclusione è la sfida di ogni giorno, è il luogo dove si incrociano i vissuti dello studente con disabilità e dei suoi compagni. La disabilità è emotivamente disturbante: rompe degli equilibri, scava nelle più profonde paure, può generare il rifiuto o il disgusto, sono tutte emozioni lecite che hanno bisogno di essere messe in parole, all’interno di un gruppo accogliente e accettante.
Anche in questo caso prevedere di costituire regolarmente un cerchio della fiducia aiuta a prendere consapevolezza delle emozioni, a rielaborarle, invece che lasciare che diventino degli agiti come esclusione, prese in giro o atti di bullismo.
Costruire un cerchio della fiducia intorno allo studente con bisogni educativi speciali vuol dire anche dare fiducia agli insegnanti che lavorano ogni giorno con lui/lei. Senza fiducia reciproca e collaborazione non si cresce, senza fiducia si vive nell’ansia e nel controllo, ciò rischia di generare muri invece che ponti.
I bambini e i ragazzi con bisogni educativi speciali sono una grande spinta a sviluppare l’intelligenza emotiva
L’intelligenza emotiva ci aiuta a superare ciò che è visibile a tutti dall’esterno, per guardare ciò che anima ciascuno dall’interno di se stesso. Il sapersi mettere nei panni degli altri genera empatia che è una delle qualità più grandi dell’intelligenza emotiva.
La Consulenza Pedagogica e la metodologia del circle time possono essere un valido aiuto sia per i genitori sia per i bambini e i ragazzi. Mettere in cerchio le proprie emozioni e donare ascolto ed empatia ai vissuti di ognuno, può divenire un importante esperienza di crescita per tutti.
L’educazione emotiva va bene per tutti!
L’educazione emotiva è elemento imprescindibile per imparare a star bene con se stessi e con gli altri e non distingue tra i bambini neurotipici e non neurotipici e neanche tra grandi o piccoli perché le emozioni le proviamo tutti.
Come ci ha insegnato Daniel Goleman nel suo best seller intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici (1994), abbiamo bisogno tutti di un’alfabetizzazione emotiva, ossia la capacità di saper individuare e gestire le nostre emozioni e sviluppare l’intelligenza interpersonale. Infatti afferma Goleman: “Nessuna intelligenza è più importante di quella interpersonale. Se non ne avete, prenderete la decisione sbagliata riguardo alla persona da sposare, il lavoro da fare e così via”.
L’educazione emotiva allora ci permette di esplorare i sentimenti e i bisogni e imparare a gestirli in modo sempre più efficace per divenire i protagonisti della nostra vita e non schiavi delle emozioni.
Nel processo di educazione emotiva riusciamo anche a comprendere la differenza tra reagire e agire consapevolemente e a renderci conto che è possibile reagire in modo differente agli stessi eventi.
Il fattore emozionale allora è quell’elemento da cui partire per sviluppare un’educazione alla conoscenza di sé, all’autocontrollo, all’ascolto attivo, alla comunicazione empatica e di conseguenza nell’implementare le abilità relazionali, sociali e di aiuto.
Padroneggiare un buon bagaglio di educazione emotiva è importante per tutti ma a maggior ragione per i bambini e i ragazzi con bisogni educativi speciali perché sviluppa l’autonomia, aiuta ad attivare strategie di problem-solving per superare paure, ansie, vergogna e senso di inferiorità, per aprirsi invece al senso di efficacia, armonia nei rapporti con gli altri e a migliorare l’autostima.
Ogni genitore desidera il meglio per suo figlio.
Ogni genitore desidera il meglio per il suo bambino e fin da subito ricerca le terapie migliori o si preoccupa di incrementare le performance intellettive ma spesso è trascurata l’intelligenza del cuore che è quell’ambito in cui sono i nostri figli e i nostri studenti a insegnarci qualcosa.
Giuditta Mastrototaro
Bibliografia:
Bowlby John. Una base sicura. Cortina. Milano 1989.
Bowlby John, Costruzione e rottura dei legami affettivi. Cortina. Milano 1989.
Bucci Mauro e Fabrizia Gabacurta. Tra cielo e terra: giochi per educare i bambini al mondo interiore. Edizione La Meridiana. Molfetta (Ba) 2002.
Goleman Daniel. Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. BUR. Milano 2010.
Gordon Thomas. Relazioni efficaci. Come costruirle, come non pregiudicarle. La meridiana. Molfetta (BA) 2001.
Gordon Thomas. Genitori efficaci. Educare figli responsabili. La meridiana. Molfetta (BA) 1997 .
Rosenberg, Marshall B.: Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione nonviolenta; Edizioni Esserci. Reggio Emilia 2003.
Rosenberg, Marshall B.: Comunicazione empatica; Edizioni Esserci. Reggio Emilia 2011.
Giuditta Mastrototaro. Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. StreetLib. Milano 2015.
Giuseppe Pontiggia. Nati due volte. Mondadori: Milano 2016.

