L’insegnamento efficace

Insegnare non è facile soprattutto oggi che le capacità di attenzione si sono enormemente ridotte. La Pedagogia ci aiuta interrogarci su come rendere l’insegnamento efficace.

La scuola tradizionale è incentrata ancora molto sulla lezione frontale nella quale l’insegnante spiega, l’alunno approfondisce e fissa i concetti sul libro e poi l’insegnante chiede la lezione, va da sé che chi, per qualsiasi motivo non si adatta a questo modello, resta indietro.

L’insegnante di sostegno  presente nelle classi generalmente fa da interprete di quel che l’insegnante dice agli studenti, utilizzando all’occorrente altre modalità di intervento educativo didattico che vadano a declinarsi nei diversi stili di apprendimento.

Il problema è che la lezione frontale non è più un metodo efficace di apprendimento per le nuove generazioni. Questo modello mette in difficoltà non solo gli alunni con disabilità, con BES, con cittadinanza non italiana  ma tutti gli alunni sono in difficoltà perché i ragazzi oggi hanno soglie di attenzione molto basse. Purtroppo le tecnologie sollecitano continuamente i nostri bambini e ragazzi attraverso immagini e suoni e livelli alti di dopamina, per questa ragione passano da un contenuto a un altro senza approfondire nulla, alla ricerca di stimoli gratificanti. Così gli studenti non sono più capaci di concentrarsi e porre attenzione se non per qualche decina di minuti mentre per il resto della lezione si annoiano.

Da Socrate a Dewey filosofi e pedagogisti ci insegnano che l’apprendimento efficace avviene per scoperta.

L’apprendimento non è effetto dell’insegnamento ma è scoperta che si integra con i contenuti che gli alunni possiedono già.

Aldo Visalberghi (1988) afferma che: “Le attività coatte e di routine, etero dirette o tali comunque da sacrificare troppo la gratificazione presente a vantaggi futuri sono prive di fecondità spirituale”. Apprendere allora vuol dire scoprire qualcosa di se stessi, incuriosirsi e provare emozioni.

La scuola dovrebbe agganciare l’apprendimento agli interessi, alle motivazioni e alle emozioni. Si possono proporre vari temi come quelli ecologici, economici, filosofici, letterali e sociali e favorire lezioni partecipate, debate, simulazioni, lavori di gruppo.

Il modello laboratoriale ad esempio può essere una delle modalità efficaci di apprendimento. In questo modo i bambini e i ragazzi non vengono a scuola per sentire la lezione – quella la leggono a casa – ma per fare attività, per lavorare a gruppi, per discutere, per simulare situazioni e  apprendendo in modo collaborativo e cooperativo.

In questo modo cambia tutto, anche il ruolo dell’insegnante e l’atteggiamento verso chi ha qualche difficoltà. Occorre cambiare completamente il sistema. Lavorare nell’area di sviluppo potenziale ossia in quel confine tra ciò che sa e ciò che il bambino o ragazzo ancora non conosce. L’insegnante sarà il facilitatore, chi fornisce strumenti perché lo studente possa raggiungere la competenza di apprendimento.

La scuola può così diventare un ambiente di educazione reciproca senza aule e senza classi perché il più piccolo possa imparare dal più grande. Una scuola per gruppi laboratoriali che usufruisce di spazi all’aperto, che pensa e realizza progetti. Un ambiente di apprendimento che tenga in massima cura lo stare bene a scuola sia dei docenti sia degli studenti. In modo che alunni e insegnanti possano esprimere al meglio se stessi, le proprie competenze in un clima di attenzione, empatia e rispetto reciproco.

Giuditta Mastrototaro

 

Bibliografia

Haward Gardner. Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento. Erikson 2017.

Maria Montessori. Come educare il potenziale umano. Garzanti 2018.

Steiner. Arte dell’educare arte del vivere. Fondamenti di pedagogia. Ed. R. Steiner 2006

Visalberghi Aldo. Insegnare ad apprendere. Nuova Italia 1988.