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Comprendere i litigi di coppia usando l’empatia

Ma non dovrebbe essere naturale comprendersi?

L’esperienza invece ci dice che spesso nel cercare di volersi bene finiamo per farci del male, molto spesso perchè non usiamo l’empatia.

Ecco alcuni punti che possiamo tener presente quando ci troviamo alle prese con i litigi di coppia:

  1. Prendere consapevolezza che esiste un problema. Questa consapevolezza è più importante che volere risolvere la discussione del momento. In realtà il problema non è tanto quello che sta succedendo qui ed ora. Il problema si trova sotto le parole si trova nei sentimenti che fluttuano come fiumi sotterranei nel problema.
  2. Scorgere le radici del conflitto. Molto spesso ciò che emerge è solo una parte, i pensieri e i sentimenti inespressi sono ancora da scoprire. A volte le aspettative irrealistiche sono la radice del problema ossia quando pretendiamo che l’altro ci dia il benessere che ci manca.
  3. Siamo diversi. L’approccio maschile è più orientato ad agire ad azioni concrete, vuole sapere come poter aiutare, in modo pratico. L’approccio femminile invece ha spesso una connotazione emotiva relazionale. Per la donna non è importante il cosa, ma il perché l’altro fa o non fa qualche cosa. Quando un uomo chiede ad una donna se desidera uscire, per lei si tratta di stabilire una connessione e un intesa, per lui potrebbe voler dire andare a cena insieme.
  4. I nostri giudizi generano i litigi. Siamo cresciuti in una cultura piena di giudizi e pregiudizi. Ci ritroviamo ad usare questa modalità comunicativa anche nelle relazioni di coppia:“E’ disordinato” “Non gliene frega niente” . Altre volte pensiamo che siamo costretti a risolvere gli errori che fa il nostro compagno e quindi finiamo per trovare in lui il colpevole come ad esempio: “Sei tu che non hai guardato il bambino, così è caduto e si è fatto male” “Abbiamo pochi soldi perché hai le mani bucate” “Non hai mai tempo per me”. Tutti questi giudizi ci allontanano dal cuore, dall’empatia e dalla pace perché diventiamo giudici, le nostre parole sono sentenze che poi diventano convinzioni e finiamo per vedere lui o lei sotto la lente negativa. Se proviamo per un momento a fermarci e a guardare le frasi che ci rivolgiamo l’un l’altro ci accorgiamo subito che questo genere di comunicazione non risolve le situazioni, ma le acerba, le inasprisce costruisce dei muri e tensioni in tutta la famiglia.
  5. I consigli sono un altro genere di dialogo sterile. “Devi metterti a dieta!” “Portati due maglioni in montagna!”. Spesso i conflitti sorgono perché tentiamo di dare all’altro le nostre soluzioni, quello che noi riteniamo giusto. In questo modo l’altro potrebbe percepisce sfiducia e non ascolto.
  6. Stai sul problema e non sulla persona. Quando ad esempio siamo infastiditi per le continue uscite del partner e diciamo all’altro: “Non te ne frega niente di noi” stiamo scaricando il problema sulla persona. Se restiamo sui bisogni la situazione cambia perché comprendiamo che lui sente il bisogno di svago e lei il bisogno di considerazione questo è cosa ben diversa che dire che non gli interessa la relazione. Se ragioniamo in termini di bisogni invece che di giudizi è sempre possibile trovare una o più strategie per rispondere al bisogno di considerazione di lei e di svago di lui. E’ possibile forse ritagliarsi del tempo per la coppia? E’ possibile condividere quali momenti di svago fare insieme e quali da soli? Sono tutte domande che ogni coppia può farsi, se ci si ascolta reciprocamente, invece che riversare il problema sull’altra persona.
  7. Essere consapevoli delle proprie emozioni e prendersene la responsabilità. Non è l’altro che ci fa arrabbiare è l’aspettativa che noi abbiamo sull’altro, di “come dovrebbe essere” o “di come dovrebbe fare” che ci fa arrabbiare. Avere  questa consapevolezza, cambia il nostro modo di interpretare ciò che ci accade dentro e fuori di noi. Occorre quindi scoprire qual è l’aspettativa che ho sull’altro? E’ un aspettativa realistica?
  8. Fare richieste e non pretese. Ci accorgiamo di intimare delle pretese all’altro quando l’altro non può dirci di no. “Domani mattina ti alzi tu, se i bambini si svegliano!” oppure “Quando ti lascio il bambino devi giocare con lui e non guardare la tv”. Pretendiamo che l’altro si comporti come noi desideriamo e come se esigessimo che l’altro fosse nato per soddisfare tutte le nostre esigenze. Qui a parlare è la parte bambina di noi stesse quella che dice: “Voglio!Voglio! Voglio!”. Possiamo invece dire: “Cosa ne pensi se addormento io i bambini e tu ti alzi al mattino se loro si svegliano presto?” “Sei disposto a giocare con il bambino quando siete insieme?” Questo tipo di comunicazione è aperta al dialogo.
  9. In un conflitto quando si vince si vince entrambi e quando si perde alla fine si perde tutti. Nelle discussioni non è utile cercare chi ha ragione e chi ha torto perché non c’è mai una linea di confine precisamente delineata e perché nessuno dei due coniugi fa qualcosa per fare dispetto all’altro, semplicemente ognuno cerca delle strategie per soddisfare i suoi bisogni. Dobbiamo quindi superare l’idea di voler avere ragione. Anche se obblighiamo in qualche modo l’altro a fare quello che vogliamo noi, c’è sempre un prezzo da pagare, se non altro ne fa le spese il rapporto di coppia. Non conta quindi vincere, non è una gara, conta sentirsi tutti e due dalla stessa parte nel voler affrontare i problemi che naturalmente ogni coppia è chiamata ad affrontare.
  10. Soluzioni condivise. Quando avete esplorato entrambi le vostre emozioni e sentimenti e i vostri bisogni e desideri è sempre possibile cercare una soluzione da condividere insieme.

L’empatia è la capacità di entrare in connessione con l’altro. Senza empatia non c’è relazione. Senza empatia ci sono solo aspettative deluse. Senza empatia ci si concentra solo su di sé e le proprie ragioni.

L’empatia è invece come andare in un paese straniero, quando ci vai, sei disposto a lasciare le tue aree di confort per scoprire come si vive in quel paese, come si mangia, come ci si veste e quali idee, sentimenti  e bisogni ci sono. Se sei disposta a fare questo viaggio e ad abbandonare tutti i “dovrebbe essere invece”,  potresti scoprire un paesaggio che non avevi mai visto.

Giuditta Mastrototaro

Bibliografia:

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