Posso prenderlo in braccio o forse lo vizio?

Di fronte al pianto del bambino nella madre si muove un’ondata di emozioni, a volte in contrasto tra loro: “Posso prenderlo in braccio o forse lo vizio? Lo allatto o devo capire prima cosa ha?”. Intanto il bambino continua a piangere sempre più disperato, mentre il cuore e la mente sono in subbuglio.

Il pianto del bambino produce nella madre delle naturali e istintive risposte affettuose. La madre è richiamata dal figlio a rispondere al bisogno di attenzione, di ascolto, di vicinanza, di affetto, di contenimento e di amore. Se prendendolo in braccio, allattandolo, il bambino si calma vuol dire che abbiamo trovato un modo semplice di farlo sentire accolto. Non è detto che poi non si possa indagare meglio, con più serenità, se vi siano altre motivazioni al suo pianto.

Desiderio di cibo e di tenerezza

È esperienza di molte mamme notare che il pianto del neonato, cui è urgente dare risposta, come hanno dimostrato gli studi di Mary Ainsworth (1978), si calma molto spesso prendendolo  in braccio, cullandolo, attaccandolo al seno perché è di questo che ha bisogno, è questo il suo bisogno irrinunciabile direbbe Brazelton[1]. Anche se non fosse fame il motivo per cui il bambino si attacca al seno, è bene ricordare che l’allattamento non è solo nutrimento ma è anche il bisogno di amore, di calore, di contatto fisico, di consolazione o semplicemente il desiderio di allontanare la paura di sentirsi abbandonato, il bisogno di avere vicino la fonte della sua sicurezza, la figura di riferimento per eccellenza: la sua mamma. Per i bambini allattati al seno non c’è differenza tra nutrimento e bisogno di amore: entrambi i bisogni sono soddisfatti in un unico gesto, al seno della propria madre.

Nel libro della Liedloff “Il concetto del Continuum” (edizione Meridiana, 1994) l’autrice dimostra come nelle popolazioni in cui i bambini vengono portati addosso piangono raramente e non soffrono di coliche. Viene spontaneo chiedersi se non siano le forti ingerenze culturali che ostacolano l’abbraccio tra la mamma e il suo bambino, il motivo dei pianti e delle coliche del neonato. Credo che ogni mamma troverà la sua risposta se rimane in contatto empatico con suo figlio.

Più delle parole è importante l’ascolto affettivo   

Noi tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci sostenga in ciò in cui crediamo. Se la scelta che riteniamo più semplice e più serena per noi  e nostro figlio quando piange è quella di allattarlo, è importante sapere che non c’è nulla di male in questo. Se invece, man mano che cresciamo nella relazione con nostro figlio, riteniamo che ci siano altre modalità più efficaci che aiutano il nostro rapporto con lui, allora seguiamole. La cosa importante è connettersi con il nostro cuore, con il nostro bimbo e non con qualche libro o teoria astratta, perché ogni relazione è unica e non ci sono ricette preconfezionate che vadano bene per tutti.

Per quanto riguarda la paura di viziarlo perché lo si allatta o lo si prende in braccio, dopo anni che aiuto le madri, ho avuto esperienza concreta nel vedere che non è possibile allattare un bambino che non voglia essere allattato e neanche prendere in braccio un bambino che voglia fare altro. Il bambino che non vuole essere allattato piange quando avvicinato al seno e non poppa; il bambino che non vuole essere preso in braccio piange e si dimena fin quando non lo lasciamo andare.  C’è un tempo per ogni cosa, un periodo in cui l’allattamento e l’essere presi in braccio sono vitali e un tempo in cui non è più un urgente bisogno. Se siamo in empatia e ascolto, sarà proprio il nostro bambino a farcelo capire chiaramente.

Un cerchio amoroso senza né vincitori né vinti

Quando la madre e il suo bambino sono appagati dalla relazione di allattamento o dallo stare in contatto fisico l’uno tra le braccia dell’altro, si respira serenità e amore nella loro relazione. Si parla tanto dei presunti vizi che il contatto fisico produrrebbe e invece le ricerche scientifiche e le sensibilità materne ci evidenziano proprio il contrario, ossia dei grandi benefici psico-fisici che dona il restare in contatto con il proprio bambino.  In fondo, con gradazioni e intensità diverse durante le fasi della crescita e della vita in ogni bambino e adulto sano, il bisogno di essere confortati tra le braccia delle persone che amiamo è qualcosa che ci rende esseri umani completi.

La relazione madre-bambino è biunivoca (ossia si muove in entrambi i sensi) ed è fuorviante mettersi nell’ottica che ci sono vincitori e vinti, tiranni e succubi.  Ogni soggetto della relazione esprime i suoi bisogni e i suoi sentimenti nel modo migliore che sa fare, in base al suo sviluppo fisico, psichico e culturale. Le relazioni più appaganti ed efficaci sono quelle in cui ci si sente entrambi dalla stessa parte, non uno contro l’altro. Madre e bambino sono “una squadra”, i loro sentimenti sono UGUALMENTE importanti. Nelle relazioni ci sentiamo in armonia con l’altro quando proviamo empatia e per fare questo occorre riconoscere il bambino come una PERSONA. Il bambino è una persona capace di esprimere i suoi bisogni e la sua mamma è la persona più vicina e in grado di trovare un buon equilibrio nella mediazione dei bisogni e dei sentimenti di entrambi. A volte basta solo un po’ d’incoraggiamento (empowerment) per far ritrovare nella madre la consapevolezza e la fiducia nella propria capacità empatica[2].

Giuditta Mastrototaro

Bibliografia:

Bowlby John, Una base sicura. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1979.

Brazelton T. Berry, Greenspan Stanley, I bisogni irrinunciabili dei bambini. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011.

Gordon Thomas, Né con le buone né con le cattive. Edizioni la meridiana, Molfetta (Ba), 2001.

La Leche League Italia, L’arte dell’allattamento materno. Erga snc, Genova 2010.

Liedloff. Jean, Il concetto del Continuum. Edizione  la meridiana, Molfetta (Ba), 1994.

Mastrototaro Giuditta, Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. StreetLib, Milano, 2015.

Rosenberg Marshall B., In famiglia… quale comunicazione? Edizioni Esserci, Modena, 2009.

Seldin Tim, I bambini hanno bisogno di fiducia. Fabbri Editori, Milano, 2007.

[1] T.B. Brazelton S.I. Greenspan I bisogni irrinunciabili dei bambini 2001 Cortina Editore cap.1 pag.1 “Bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento”.

[2] Giuditta Mastrototaro, Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica, StreeLib, Milano marzo 2015