Condivisione

Ciao Giuditta,

sto facendo una riflessione in questi giorni  che volevo condividere con te.

Intanto volevo ringraziarti per avermi inserito nella tua newsletter perché ricevo i tuoi articoli che mi danno  ottimismo e fiducia.

In questi giorni sto riflettendo sulle mie bambine che crescono e cambiano.

Ogni figlia è cresciuta con tempi diversi. Ad esempio l’altro giorno guardando Giulia con i suoi compagni dell’asilo con cui abbiamo fatto un picnic di fine anno, l’ho vista che correva in bicicletta per il parco e ho pensato: caspita questa è la stessa bambina che ha iniziato a camminare a 17 mesi, che fino a quattro anni praticamente non voleva camminare non le piaceva,  non voleva fare le scale, anche per soli tre gradini voleva essere presa in braccio e qualsiasi piccolissima passeggiata per le era una tragedia.

Io ero preoccupata ma ho cercato di rispettare il più possibile il suo sentire, sono andata in giro con fasce, passeggini fino ai suoi quattro anni compiuti e mi sembrava veramente pazzesca questa cosa,  per me poi era una cosa inconcepibile.

Adesso all’improvviso dopo quattro anni ha fatto un salto. Ha voluto imparare ad andare in bicicletta e gli piace molto anche andare sui pattini a rotelle

L’altro giorno siamo andati a casa della nonna e lei ha chiesto di fare le scale a piedi e ha fatto cinque piani di scale perché lo preferiva invece che prendere l’ascensore.

Ecco guardandola oggi andare in bicicletta nel parco, mi sono ricordata di tutto questo e del fatto che la mia piccola Giulia oggi è completamente diversa di qualche anno fa.

Io e suo padre abbiamo aspettato, abbiamo avuto  fiducia nei suoi tempi, nonostante fossero differenti dalle  nostre aspettative.

Ovviamente ci siamo assicurati che non ci fosse  una patologia,  ma mi viene da dire che anche se ci fosse stata una patologia,  o  delle difficoltà specifiche bisogna credere nei bambini e dargli tutti gli strumenti per aiutarli a vivere le proprie difficoltà con serenità, stare lì al loro fianco, senza impazienza ma aspettando che facciano le loro esperienze.

Anche con l’altra mia figlia dopo otto anni l’ho vista veramente sbocciare nella sua autonomia, ha imparato a chiedere le coccole alla  mamma, senza fare più quelle scene di gelosia come: buttandosi per terra, urlare e fare capricci incredibili. Ora è una bambina serena anche se su alcune cose c’è ancora da lavorare.

Ovviamente non è che tutto sia perfetto però sono soddisfatta di come procedono le cose, non credo di aver fatto chissà che cosa, ma osservo che sono cresciute.

Mi faceva piacere  condividere con te  Giuditta questi pensieri e ringraziarti perché  mi sei stata accanto in tutte le mie fatiche

Con stima e affetto.

Claudia

 

Ciao Claudia,

E’ meraviglioso ascoltarti nel descrivere i processi evolutivi delle tue figlie.

Credo proprio che sia un grande incoraggiamento per tanti genitori che possono avere dei dubbi sulle tappe di crescita dei propri figli o possono essere indotti dalla nostra società ad accelerare i tempi dei bambini, per raggiungere quelle performance educative o scolastiche a cui non sono ancora pronti.

Invece, questa tua condivisione ci dice che non dobbiamo mai smettere di credere in loro, avere fiducia e se ne sentiamo bisogno possiamo chiedere aiuto,  per riuscire a guardare con gli occhi dell’empatia alle situazioni educative che stiamo vivendo e poter così procedere con più sicurezza.

Volevo sottolineare anche qualcosa che forse sottovaluti, ossia quando dici:“Non mi sembra di aver fatto un chissà che cosa” mi permetto di dirti che hai fatto la cosa più difficile, lasciare alle tue figlie lo spazio per crescere, maturare, essere se stesse, standogli accanto ma ad un passo di distanza e questo che ti ha dato l’opportunità, ora di vederle correre verso la vita con più sicurezza in loro stesse.

In realtà, il grande compito a cui siamo chiamati come genitori è proprio quello di far si che i nostri figli non abbiano più bisogno di noi e in questa ottica che il poeta khalì Gibran scriveva:

“I vostri figli non sono figli vostri…

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.”

Grazie per questa tua preziosa condivisione.

Giuditta Mastrototaro