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Educare alla felicità

Sin dal primo momento che ho stretto tra le braccia i miei bambini, ho capito ciò che più avrei desiderato per loro, non era che fossero i più bravi, i più belli o i più capaci ma volevo che fossero felici.

Felici per quello che sarebbero riusciti a raggiungere nella loro vita, che è passato dalla prima volta che orgogliosi si sono allacciati le scarpe da soli, a quando voltandosi indietro vedranno quanto lontano sono arrivati.

Che cos’è la felicità?

Quello che sto per dirvi vi sembrerà un po’ strano ma la felicità è un’abitudine. Sì avete capito bene, non dipende da quello che ci accade ma dal modo in cui interpretiamo abitualmente ciò che ci accade. Molti bambini sono felici di tante piccole cose, molti adulti seppure possano godere di molte comodità sono infelici.

Cerchiamo la felicità in tanti posti diversi ma lei è sempre stata vicina a noi, così terribilmente presente nelle nostre vite, tanto che ci eravamo dimenticati di averla con noi.

La felicità è comprensione, amore, competenza, bellezza, gratitudine per ciò che abbiamo già, in sostanza è un sentimento che ci fa sentire bene con noi stessi e con gli altri.

La nostra società ci induce a cercarla nei beni materiali e a volte possiamo pensare che anche le persone che abbiamo a cuore siano “nostre”.

In realtà, mettere la nostra felicità in ciò che possediamo, può produrre un momento di piacere ma è qualcosa di effimero. La felicità è qualcosa di più profondo che appartiene alla sfera dei valori.

Questo non vuol dire, che non ci capiterà di sentirci a volte scoraggiati, irritati o arrabbiati. Per essere felici non dobbiamo ingoiare le nostre parti più sensibili, ma vuol dire imparare a guardarli con empatia.

Allo stesso modo coltivare la felicità nelle nostre relazioni educative, vuol dire che parliamo al cuore della persona, ci mettiamo in connessione con il suo sentire, la  incontriamo sul piano del rispetto, della stima, dell’interesse per lui o per lei. Questi valori non possono essere insegnati perchè sono già scritti dentro ognuno di noi grande o piccolo che sia. Possiamo riscoprirli, praticandoli, cercando di essere un esempio, condividendoli con ogni bambino, ragazzo e alunno che incontriamo.

Si tratta di dare luce a tutte le parti più autentiche, più belle, alle qualità di ognuno di noi e di riconoscere che ognuno contribuisce al ben-essere o mal-essere delle proprie relazioni.

Ecco alcuni passi per promuovere relazioni educative felici:

  • Abbandoniamo il desiderio di controllare i bambini o i ragazzi attraverso la paura, la vergogna o il ricatto. Questi atteggiamenti con il tempo creano distanza nelle relazioni e infelicità.
  • Facciamo attenzione alla nostra comunicazione. Criticare: “Dai a me che non sei capace”. Esigere: “Devi stare composto a tavola”. Giudicare: “Non hai fatto abbastanza bene” ma anche iperproteggerlo o ipercontrollarlo sono tutte forme di sfiducia nelle competenze dell’altro, che non aiutano a crescere ma limitano la libertà del bambino. L’ipercontrollo sembra voler a tutti i costi limitare gli “errori”. Se i bambini o i ragazzi non imparano con l’esperienza, ma con la paura di farne, questo può portare a una bassa autostima, al sentirsi inadeguati, sbagliati, criticati, giudicati e ciò genera paure, irritabilità, atteggiamenti di iperattività, passività o rifiuto.
  • Coltiviamo l’autoriflessione. E’ sempre possibile cambiare i nostri atteggiamenti, magari arrivati fino a noi perché riecheggiano le frasi che ci diceva nostra madre o nostro padre. L’autoriflessione ci aiuta a voler fare qualcosa di diverso. Come stai coltivando la felicità in te stesso? Ti senti sempre di non avere tempo? Ti senti sopraffatta? Sappi che ciò che vivi dentro, emani fuori nelle tue relazioni.
  • Promuoviamo la resilienza ossia la capacità di essere sufficientemente flessibili e allo stesso tempo stabili nello stare nelle sfide della vita, senza fuggirle. Il bambino e il ragazzo è felice se sente che può contare su un genitore o un educatore capace di accogliere con le sue braccia e con il suo cuore, le difficoltà che sta incontrando.
  • Condividiamo con le persone che amiamo le nostre vulnerabilità, senza farci gestire da esse, ma riconoscendole. Non rimaniamo fermi nelle nostre posizioni se abbiamo capito di aver sbagliato. Anche gli adulti sbagliano e possono chiedere scusa. Abbracciare la propria vulnerabilità vuol dire che non siamo perfetti e non ci scoraggiamo di fronte agli errori, questo esempio incoraggerà i nostri figli a vivere la propria vita con meno ansia e paura di sbagliare.
  • Riconosciamo le emozioni. Qual è lo stimolo che le ha generate? E’ davvero il bambino o il ragazzo che ci fa arrabbiare o dispiacere? Oppure sono i nostri pensieri su come “dovrebbe essere invece”? Ascoltiamo le nostre emozioni e trasformiamoli in sentimenti comunicabili e comprensibili all’altro, piuttosto che in agiti.

Educare alla felicità, significa allora prendere l’abitudine di guardare ai bambini e ai ragazzi dalla parte delle buone ragioni che li animano, anche quando fanno degli “errori”, che non sono poi così terribili, se ci abituiamo a guardarli senza giudicarli, ma semplicemente come delle esperienze che gli indicano la strada per fare meglio.

Educare alla felicità vuol dire anche vivere il proprio ruolo di genitore ed educatore con fiducia nelle competenze dei bambini, nel rispetto dello loro naturali inclinazioni e attitudini e con empatia per i loro sentimenti.

Questa fiducia ed empatia promuove una crescita umana ed emotiva, accompagna i bambini e i ragazzi dalla completa dipendenza dall’adulto al raggiungimento delle proprie autonomie, dal controllo che gli altri esercitano su di loro all’autocontrollo.

Creare un ambiente fertile perché ogni persona possa sentirsi libera di poter esprimere se stesso: è educare alla felicità.

Giuditta Mastrototaro

Bibliografia per approfondire:

Bowlby John. Una base sicura. Cortina. Milano 1989.

Gordon Thomas. Né con le buone e ne con le cattive. La meridiana. Molfetta (BA) 2001.

Goleman Daniel. Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. BUR. Milano 1997.

Giuditta Mastrototaro. Nascere crescere alla luce dell’educazione empatica. Streetlib. Milano 2015.

Rosenberg, Marshall B.: Vuoi avere ragione o essere felice?; Edizioni Esserci. Reggio Emilia 2013.

Scarpa Ludovica. Senza offesa, fai schifo. Ponte alle Grazie. Milano 2011.