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Le reazioni dei bambini

Spesso ci troviamo di fronte al piangere, all’opporsi e alle urla del bambini. Il bambino è visibilmente in fase reattiva.

Come possiamo affrontare queste reazioni?

Non spaventiamoci, non reagiamo a nostra volta, non giudichiamo, non avvalliamo pensieri e motivazioni, osserviamo senza valutare, lasciamo fluire quell’istante, sicure che quel comportamento non è pienamente consapevole. Anche quando ci sentiamo dispiaciuti per qualcosa che il bambino dice ad esempio:“Sei cattiva!”cerchiamo di riconoscere le emozioni dietro le sue parole perchè non sta parlando di noi, ma dei suoi bisogni frustrati. Quante volte anche noi grandi ci esprimiamo con parole piene di rabbia.

Stai cercando proprio in quel momento l’approvazione dell’essere “un bravo genitore”?

Se le reazioni del bambino evocano in noi sentimenti di tristezza, di dolore o di rabbia occorre fermarsi e chiedersi se stiamo cercando l’approvazione dell’essere un “bravo genitore” dal bambino.  Quindi pensiamo che quando piange si oppone o si arrabbia, è colpa nostra, che forse abbiamo sbagliato qualcosa. Questi pensieri possono sorgere perchè desideriamo essere accettati e sicuri nell’essere dei bravi genitori.  Abbiamo forse imparato nella nostra infanzia che valiamo solo se l’altro ci approva, ci segue o ci obbedisce? E’ questo che a nostra volta vogliamo insegnare ai nostri figli? Vogliamo insegnare a rinunciare all’integrità con se stessi, per cercare di essere giusti o sbagliati in base a cosa dicono gli altri?

Non siamo venuti al mondo per lasciarci guidare dall’approvazione o disapprovazione altrui

Quante volte pretendiamo dai nostri figli che facciano ciò che desideriamo? Ciò che sembra giusto al nostro modo di vedere le cose? Quante volte invece proviamo a metterci al loro livello per capire perché scelgono di fare questo o quello? Qual è il bisogno che si sottende dietro al comportamento che non ci piace? Nessuno è venuto al mondo per lasciarsi guidare dall’approvazione e dalla disapprovazione dagli altri, ma ognuno di noi, se riesce ad ascoltarsi, sente cosa è giusto per se stesso. Questa si chiama autostima e noi genitori siamo chiamati a non ostacolare questa propensione umana. Nasciamo con un’ottima autostima, sono i giudizi che abbiamo ricevuto su noi stessi che possono far cambiare questa qualità naturale. Ognuno nei suoi agiti risponde ai suoi bisogni e non certo a quelli di qualcun altro. Quanto più un figlio è piccolo e tanto più può imparare a rinunciare ad ascoltarsi per venire incontro ai suoi genitori e quindi vediamo bambini che pian piano si spengono e si chiudono in se stessi oppure si ribellano, così capita che  maestre e insegnanti ci riportano difficoltà comportamentali. Ecco che arriva il consiglio di punirlo di più. Proviamo a riflettere. Siamo sicuri che punire evita davvero comportamenti indesiderati? O forse i bambini imparano a trovare il modo per evitare il nostro controllo, a mentire a evitarci e a non avere fiducia negli adulti.

Non fare!

Capita spesso di vedere queste reazioni nei bambini quando gli diciamo: “Non fare questo o non fare quello..” In realtà il nostro cervello è fatto in modo che rappresentiamo prima il fare qualche cosa e poi la sua negazione. Per un bambino ricevere cose da non fare, non è facilmente comprensibile, perché appunto per esempio prima deve pensare a rovesciare il latte e poi al nostro suggerimento di non farlo. In realtà quello che funziona meglio è comunicare chiaramente cosa desideriamo che facciano e quindi potremo chiedere ad esempio di tenere la tazza del latte con tutte e due le mani, piuttosto che dire di non rovesciare il latte. In fondo si tratta di chiedere di fare qualche cosa, piuttosto che negare di fare qualcos’altro.

Per educare bisogna rinforzare comportamenti positivi ed evitare quelli negativi?

Ci è stato insegnato che se diamo attenzioni a un comportamento positivo certo il bambino lo ripeterà e se invece ignoro un comportamento negativo questo si estinguerà. E’ davvero così? Lo psicologo Marshal B. Rosenberg chiama queste persone che fanno sempre quello che piace agli altri senza curarsi di ciò di cui hanno bisogno: “persone gentili e morte”. Una pedagogia basata sull’empatia non si basa su un tipo di psicologia comportamentista nella quale si trattano i bambini come volessimo addestrarli, allontanandoli dal loro sentire.

Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli è invece restare in contatto con se stessi e i propri valori.

I nostri figli imparano ad ascoltarsi se per primi diamo l’esempio noi adulti. Se impariamo a sospendere i giudizi e le interpretazioni sarà poi più facile restare lì con loro in quell’istante di rabbia, lasciando che possa esprimere i suoi sentimenti e possa riflettere su cosa sente dentro e solo così potremo lasciargli il tempo e l’opportunità di esplorare le sue soluzioni. I bambini sono molto più autentici degli adulti, perché hanno avuto meno tempo per costruirsi schermi e difese e quindi sono più vicini alla loro guida interiore. Può capitare che i genitori con le migliori intenzioni, vogliano far credere al bambino che deve ignorare quello che prova, anzi che quello che prova è sbagliato, che dovrebbe adeguarsi invece a ciò che è giusto e a ciò che è convenzionale. Il bambino sente un grande divario tra i suoi sentimenti e ciò che il mondo adulto gli sta chiedendo, il rischio è innestare ribellioni, conflitti e rabbia.  L’empatia è un antidoto a tutto questo.

Scegliere di passare dalla relazione di controllo alla relazione di fiducia

Possiamo invece scegliere di agire avendo in mente: “Io mi fido di te, di quello che provi” “Sono al tuo fianco per capire”. Possiamo non essere d’accordo con ciò che il bambino fa,  ma possiamo allo stesso tempo comprendere perché lo fa. Ad esempio: posso sentirmi irritata perché mio figlio ha buttato la tazza per terra ma allo stesso tempo posso comprenderne le sue motivazioni. Se dico: “Sei proprio dispettoso” “Non stai mai attento!” “L’ho fai apposta? le mie interpretazione generano reazioni di rabbia. Se invece mi lascio del tempo per i capire, che cosa voleva comunicarmi  potrò rispondere diversamente: “Giovanni se non ti piacciono i cereali puoi ridarmi la tazza per favore?” Quando ci mettiamo nei suoi panni, possiamo scoprire che dietro i suoi comportamenti ci sono i suoi bisogni insoddisfatti. Se ci mettiamo dalla parte di cosa sente il bambino, cambiamo prospettiva e s’innesca un atteggiamento di comprensione, accettazione e di cura per la relazionale empatica.

Impariamo ad accettare la responsabilità dei nostri sentimenti e non diamo la responsabilità agli altri per ciò che proviamo. Non è Giovanni che mi fa arrabbiare ma è l’interpretazione che do al comportamento di Giovanni che mi fa arrabbiare. Comprendendo questo, ci libereremmo delle pretese, delle accuse, delle lamentele che facciamo agli altri. La responsabilità di come ci sentiamo dipende da noi e dai nostri pensieri e spetta a noi e a nessun altro trovare il modo di sentirci meglio. Se ci abituiamo a cercare gli aspetti positivi di ogni situazione, li troveremo e ci verrà facile anche scoprirli negli altri. Se invece ci abituiamo a guardare solo gli aspetti negativi, non mancheranno né in noi stessi né negli altri. Quando riusciamo a trovare dentro di noi pensieri che si armonizzano con quello che desideriamo e a prenderci cura di ciò che sentiamo dentro, in questo equilibrio personale, siamo in grado di offrire il nostro ascolto alle persone che amiamo. Smettiamo di voler convincere l’altro a fare modo nostro. Esercitiamoci invece a un profondo senso di rispetto, di fiducia e di accettazione perché ogni cosa ha un senso e ci sta insegnando qualcosa. La fiducia che ognuno di noi fa il meglio che sa fare in quel momento, ci consente di ascoltare e accogliere quell’anima luminosa che c’è in ognuno di noi e quell’anima altrettanto luminosa che c’è nell’altro in un rapporto di rispetto reciproco ed empatia.

Giuditta Mastrototaro

Questo articolo è uscito sul blog il bambino naturale – Leone Verde –

BIBLIOGRAFIA

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Mastrototaro Giuditta. Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. Streetlib. Milano 2015.

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Rosenberg, Marshall B.: Le sorprendenti funzioni della rabbia. Come gestirla e scoprirne il dono; Edizioni Esserci. Reggio Emilia 2003.

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