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Pedagogia in pillole: la differenza tra dolore e sofferenza

 

Il dolore è inevitabile è qualcosa che ci colpisce senza preavviso, al quale non possiamo sottrarci che ci capita: può essere un dolore fisico o emotivo.

La sofferenza ce la facciamo da noi, sono tutti i pensieri negativi che alimentiamo magari dopo quella situazione dolorosa. Possono rivolgersi verso noi stessi, verso gli altri o verso il futuro. Es: “Non dovevo fare quella cosa” “E’colpa sua” “Non riuscirò mai a…” Sono tutti i pensieri tossici che ci depotenziano, ci procurano sofferenza.

Ci sono anche altri modi tossici di gestire le emozioni.

Fuggire dalle emozioni. Ogni volta che cerchiamo di scappare dai nostri bisogni emotivi questi emergono con la falsa speranza di essere colmati con il cibo, gli abiti o altri oggetti oppure ci ritroviamo a dire sempre le stesse cose, lamentandoci di tutto e di tutti oppure cerchiamo di non pensarci facendo qualche cosa che ci assorba completamente come ad esempio lavorare tanto. Attenzione! Sono tutti modi per allontanarci da noi stessi

Giudicare le situazioni. Ogni volta che mi ergo da giudice per capire chi ha ragione o chi ha torto, chi è nel giusto e chi è nello sbagliato sto giudicando e non risolvo il problema ma ne divento parte. In realtà per quanto possa sembrare sorprendente non  esiste chi ha ragione e chi ha torto, ognuno ha le sue ragioni perchè esistono  modi differenti di guardare alla stessa questione. Quando invece passi molto  tempo a giudicare cosa fanno o dicono gli altri, vuol dire che non ti stai occupando sufficientemente di te, del tuo mondo interiore, di cosa provi tu nella situazione che invece proietti fuori.

C’è qualcosa di diverso che puoi fare?

Hai sempre almeno due possibilità. Siamo cresciuti nella convinzione che sono gli altri che provocano in noi le emozioni e l’infelicità e quindi non abbiamo che una possibilità fuggire o combattere. Non è vero. Gli altri possono stimolare questi pensieri ma non ne sono la causa. Se il mio collega mi dice che sono un incompetente ho sempre la possibilità di scegliere di accogliere questo giudizio con empatia o con rabbia. Se scelgo l’empatia posso dirmi che non è affatto vero, questo giudizio non mi appartiene. Se scelgo la rabbia posso dire: “Come si permette quel cretino?”.

Il modo con cui gestisci le tue emozioni ci dice qualcosa di te e di quanto potere hai nei confronti di esse. Quante volte ti è capitato di reagire in modo differente a situazioni simili? Da cosa dipendono le tue reazioni? Da tuo figlio che salta sul divano o da come ti senti tu quel giorno riguardo a tuo figlio che salta sul divano? Ti è mai capitato di riuscire a guardare la tua vita come uno spettatore e non come protagonista?

Riprendi fiducia in te stesso se riconosci quello che provi, potrai dare un nome ai tuoi sentimenti. Daniel Goleman nel suo libro Intelligenza emotiva: che cos’è e perchè può renderci felici dice che siamo degli analfabeti affettivi. Nella mia esperienza di formatrice sui temi dell’educazione e della comunicazione empatica ho verificato che è vero. Troppo spesso consegniamo il potere di come ci sentiamo agli altri. Come ad esempio: “Chissà cosa penseranno di me” “E’ lui/lei che mi fa arrabbiare” “Le persone non mi rispettano” ecc. Invece è importante che tu sappia che hai la responsabilità di te stesso e il potere di prenderti cura di te e dei tuoi vissuti.

L’unico che può renderti felice sei tu. La sofferenza è un atteggiamento mentale che puoi cambiare se comprendi che viene da dentro e non da fuori , se semini la consapevolezza e  l’empatia germoglierà la pace.

Giuditta Mastrototaro